DIXIELAND
Con il termine Dixieland viene definito il particolare modo di suonare lo stile New Orleans da parte dei "bianchi".
Il genere Dixieland nasce poco tempo dopo il genere "New Orleans" e costituisce il primo anello di una catena che porterà i musicisti bianchi ad "impadronirsi" costantemente dei linguaggi musicali degli strumentisti Afro americani.
Questo genere musicale, abbastanza inconsueto ed estraneo agli italiani, appare in italia nel 1968 con La Boutique, una hit di Rico Agosti, non altri che l'illustre Ghigo Agosti in uno dei suoi molteplici pseudonimi.
La storia del jazz è caratterizzata dalla continua evoluzione del linguaggio musicale afro-americano nel tentativo di gridare al mondo la propria dignità umana, ed una successiva appropriazione (indebita?) da parte dei musicisti bianchi del linguaggio nero con vantaggi economici notevoli derivati dall'ancora esistente apartheid.
Musicalmente parlando, il genere Dixieland si differenzia dal contemporaneo "New Orleans" solamente per la superiore "cultura" generale e musicale dei musicisti bianchi rispetto ai neri; una maggiore padronanza tecnica degli strumenti dovuta a studi classici e non da autodidatti; di conseguenza nelle parti scritte e nei giri armonici si ritrovano elementi un po' più colti rispetto al parallelo genere nero. Le formazioni e le esecuzioni comunque si differenziano solamente per uno swing più naturale presente nel genere "New Orleans" rispetto al "Dixieland".
Gli strumenti dello stile New Orleans dei neri e dello stile Dixieland dei bianchi sono in gran parte quelli delle bande o marching band dell'epoca. La sezione fiati è formata da una o due trombe o cornette, un trombone ed un clarinetto. La sezione ritmica comprende: uno strumento grave (basso tuba, sousafono, sax basso o contrabbasso), uno strumento armonico (chitarra o banjo) ed uno strumento ritmico (batteria, spesso il solo tamburo rullante portato a tracolla quando si suona in movimento). La sezione ritmica ha il compito di accompagnare la sezione melodica con il ritmo costante della batteria, con i poderosi bassi del tuba/sax basso/contrabbasso e con gli accordi del banjo o della chitarra. La sezione melodica, invece, svolge un intreccio polifonico più complesso. La tromba (o la cornetta) suona il tema principale, il clarinetto ed il trombone rispondono con una specie di controcanto spesso ironico utilizzando in maniera comica gli effetti più caratteristici di ciascuno strumento. I trombonisti usano spesso i tipici glissati, note blues ed effetti ritmici, mentre i clarinettisti suonano trilli, scale veloci e suoni growl (suoni rauchi), che si ottengono soffiando e cantando contemporaneamente dentro allo strumento.
Buddy Bolden e Bunk Johnson sono altri esponenti importanti di questo primo periodo iniziale del jazz.
IL FREE JAZZ
Il free jazz è una forma di jazz nata tra New York e Chicago, nei primi anni '60, parallelamente al sorgere delle grandi battaglie razziali di Martin Luther King e, soprattutto, di Malcolm X: Black Power sarà sempre un marchio distintivo dei musicisti "Free". Ha rivestito e riveste, perciò, una grande valenza sociale.
Come indica il nome si tratta di un tipo di musica libera, completamente al di fuori degli schemi: uno dei limiti estremi raggiunti negli anni è stata la partitura per quintetto che prevedeva la libera improvvisazione, contemporanea, di tutti gli strumenti secondo l'estro del momento.
Al di là degli eccessi ci si trova comunque di fronte ad un genere musicale di difficile comprensione senza una conoscenza approfondita di tutto quello che lo ha preceduto (musicalmente, sociologicamente, politicamente): ai massimi livelli si è davanti a musicisti che rivendicano o il loro diritto ad essere considerati "uomini" o la loro disperazione per il "non riuscirci".
E qualora - ma molto raramente - non ci si trovi di fronte ad una rivendicazione sociale, si affronta la totale libertà espressiva di musicisti che trasmettono le loro emozioni ad un pubblico che poi le recepirà in maniera indipendente e personale: il paragone può essere possibile con le "improvvisazioni" di Vassiliy Kandinsky.
I caratteri di novità di questo stile rispetto ai precedenti consistono nella frammentazione e irregolarità del ritmo e della metrica, nella atonalità che può arrivare fino al rumorismo, nell'assorbimento di tradizioni musicali provenienti da ogni parte del mondo (tanto che può essere considerato un antenato della World Music) e soprattutto nella tensione, intesa come intensità e liricità, che talvolta assume caratteri orgiastici e liberatori.
HARD BOP
L'Hard bop è una forma jazzistica nata sul finire degli anni '40 con massimo sviluppo nella seconda metà degli anni '50.
Direttamente derivato dal predecessore Be bop, l'Hard bop sposta ancora oltre i confini delle improvvisazioni e delle armonizzazioni: cominciano a sentirsi gli effetti degli studi classici eseguiti anche da musicisti "neri".Si è ancora in ambito di musica "tonale" e nei primi anni '60 "modale".La sua evoluzione "atonale" (Ornette Coleman) portera' all' avvento del Free jazz.
Altra caratteristica importante dell'Hard bop, è costituita dall'utilizzo e il recupero del giro armonico blues che lo rende apparentemente orecchiabile, e che aprira' poi ad altri generi come il funk il soul ed il rhythm 'n' blues.
Gli strumenti utilizzati nella sezione ritmica sono pianoforte, contrabbasso e batteria: sparisce quasi del tutto la chitarra (probabilmente per la mancata possibilità di essere usata in forma "percussiva" ma anche per la difficolta' dell' unirsi al pianoforte); nelle sezioni fiati non mancano mai tromba-flicorno, sax contralto o tenore integrati eventualmente da sax soprano, trombone, flauto.
LATIN JAZZ
Il latin jazz (jazz latino-americano) è il termine dato generalmente a quella musica che unisce i ritmi dell'America Latina (di provenienza africana), con le melodie jazz del Sud America, dei Caraibi, degli USA e dell'Europa. Il latin jazz si divide in due categorie principali: il brasiliano e l'afro-cubano.
latin jazz brasiliano: comprende la "bossa nova" e il "samba".
latin jazz afro cubano: comprende la "salsa", il "merengue", il "mambo", il "bolero", il "cha-cha-cha", ed altri.
Il latin jazz è il contributo dei musicisti latino-americani alla musica jazz. Divenne popolare nel 1940, quando Dizzy Gillespie e Stan Kenton iniziarono a suonare brani di musica afro-cubana con strumenti jazz, assemblando la parte melodica, suonata come gli "standard", con la parte ritmica, suonata al modo latino-americano, enfatizzando poi il ritmo negli assolo. Stan Kenton realizzò un arrangiamento del pezzo afro-cubano "The Peanot Vendor", che viene considerato come il primo brano di latin jazz registrato negli USA.
Nel 1947 Dizzy Gillespie, con Machito e Chano Pozo, compose l'"Afro-cuban Drums Suite", rappresentata poi al Carnegie Hall di New York. Tale concerto divulgò il latin jazz fra il grande pubblico. Altro brano famoso di Dizzy di questo periodo è "Cubano be Cubano bop".
Il "samba" nasce nel XIX secolo come espressione della musica Afro-brasiliana. La "bossa nova" è un tempo musicale ibrido, derivato dal ritmo del "samba"; nasce negli anni 1960, grazie al contributo dei brasiliani Antonio Carlos Jobim e Joao Gilberto, insieme all'americano Stan Getz. Il brano più famoso è "The Girl Of Ipanema", è cantata da Gilberto e da sua moglie Astrud. Il latin jazz, così come gli altri stili di jazz, può essere suonato sia da piccoli complessi che da grandi orchestre, che di solito lasciano l'improvvisazione degli assolo alla sezione ritmica.
JAZZ MODALE
Il jazz modale (modal jazz) è uno degli stili del jazz nato, in teoria, già negli anni '50 dalla riforma sviluppata dal pianista George Russell nel suo libro Lydian Chromatic Concept of Tonal Organization (The art and scienze of tonal gravity), tradotto in italiano come Metodo della Lidia cromatica.Il jazz modale svincola gli accordi dalla tonalità (cioè corrispondenza tra accordo e scala di derivazione), e li associa a differenti scale "modali", dalle molteplici e differenti sfumature. Si può parlare anche di applicazione di differenti scale modali (anche pentatoniche) invece che di accordi. Pertanto si usano i modi delle scale e il collegamento melodico tra le stesse. I suoni non sono più in relazione con la tonica. Si pensa prevalentemente in modo scalare e gli stessi voicing muovono su tutta l'estensione di una data scala. Le scale vengono poi messe in relazione l'una con l'altra prima in modo semplice, poi in modo sempre più complesso. Nasce come reazione al Bebop e all'Hard bop, che avevano incrementato le strutture jazzistiche con una esagerazione di accordi e sostituzioni e con un ritmo ossessivo, opponendo ad essi la ricerca di una situazione musicale più distesa e di maggior distensione sia sul tempo che sull'armonia.
Il metodo sortisce i suoi primi effetti alla fine degli anni cinquanta e si sviluppa anche nella metà degli anni Sessanta con l'intento di portare innovazione nel linguaggio jazzistico e soprattutto per distaccarsi dall'aggressività dell'Hard bop.Inoltre questo nuovo stile sfruttava scale sostitutive, armonie per quarte e più libertà nel fraseggio.Il primo disco di successo di questa nuova corrente è stato "Kind of blue" di Miles Davis del 1959, seguito poi da "Impressions" del 1963 di John Coltrane e "Maiden voyage" di Herbie Hancock del 1965.
Aspetti tecnici
Primi autori utilizzatori del '900 furono Miles Davis, e Bill Evans corresponsabile, perché detentore della parte armonica e perché precedentemente lavorò alla corte del pianista George Russell, inventore di questo metodo. Inoltre Russell ci indica anche John Coltrane col suo lavoro Giant Steps. I voicing vengono sviluppati su poche scale armoniche prestabilite e spostati su di esso, senza "cadenzare" (ricordiamo "So What" e "Milestones"). Le scale non derivano più da alcun sistema, sono indipendenti, ma collegabili tra loro. In seguito troviamo Wayne Shorter come principale compositore ed esecutore di brani modali complessi. Alcune regole:
Si possono usare progressioni tipiche e appartenenti ad un dato sistema scalare.
Si possono creare collegamenti scalari nuovi, armonizzando più o meno le scale tra loro.
I metodi usati sono i vecchi sistemi di collegamento tra le scale:
collegamento tramite un basso comune a più battute o pedale, mentre la parte armonica superiore varia.
collegamento tramite il legame della nota caratteristica tra le scale.
I metodi moderni (Persichetti, Miller) propongono un riutilizzo delle vecchie scale modali in chiave moderna. Le scale vengono ordinate in base alle sfumature di colore tra loro: dalla più chiara alla più scura. Si va dalla: Lidia - Ionica - Misolidia - Dorica - Eolia - Frigia - Locria - CONTINUA >> 2 - 3 - 4 <<