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DISCOMUSIC ORCHESTRALE ANNI 70 - Parte prima << Discomusic 2 parte>> DISCOMUSIC ANNI 70 -
"ATTENZIONE 'A NON CONFONDERE LA ( DISCOMUSIC ORCHESTRALE ANNI 70, DALLA SEMPLICE DISCO DANCE ) PER INTENDERCI MI RIFERISCO A QUELLA " MERDACCIA "SCOPIAZZATA MALE,CHE ASCOLTIAMO OGNI GIORNO ALLA RADIO O NELLE DISCOTECHE!!

D'altra parte lo stesso discorso vale anche per cio che riguarda il R & B. Possiamo affermare senza tema di smentita che il R & B di oggi non sia altro che una specie di pop elettronico, finto e privo di qualsiasi spunto artistico e che con la Black Music non abbia nulla a che spartire. Ma ritorniamo alla disco : di che si tratta? Le caratteristiche generali di questo tipo di musica, dunque, vedono, in primo luogo, la sua natura "commerciale", di prodotto industriale nato per soddisfare una specifica esigenza del mercato: far saltellare allegramente qualche migliaio di focosi giovinastri (che poi Tony Manero abbia portato alla luce le sue sotterranee implicazioni di rivendicazione di un'identità piu definita e di una particolare gratificazione personale in un mondo dove questa viene negata al singolo annichilito, beh, un altro discorso...). (La Disco nasce come il Jazz e il Funky nei club underground americani )nasce pero'come reazione al vanesio rock dei primi anni Settanta ad opera di personaggi emarginati, vuoi per il colore della pelle (nero), vuoi per la razza (latina), per la sessualità Gay ), o per la classe d'appartenenza ( proletaria ).
Presto gli interessi economici avrebbero finito per prevalere, annacquando il sound e il relativo stile di vita, mentre il successo della Febbre del sabato sera convinceva il pubblico che in fondo fosse solo questione di un film. Ma Love Train, esplorando tra l'altro filoni bizzarri come l'Euro Disco, la Roller Disco, la Gay Disco e catalogando la miriade di sottoculture connesse, presenta una realta di ben altro spessore.
Per una storia ancora da raccontare. In una magia che resta ancora intatta. Cosparsa dai riflessi di una luce stroboscopica... Il Suo corollario una sua immediatezza, la sua epidermicita'.

Un prodotto musicale di questo tipo mira, in primo luogo, al successo: di qui l'istantaneo connubio a doppio filo col mondo della moda e, piu generale, con l'elaborazione dinamica e continua della moda stessa. E, per giungere al successo in modo quanto piu ecumenico" possibile, deve dare garanzia di essere facilmente apprezzabile dalla piu anpia base di "clienti". Deve, insomma, essere un prodotto musicale di elevata immediatezza: un motivo che colpisce subito e resta nella mente, un ritmo che trascini, un arrangiamento che induca a muoversi. Insomma, anche qui la "costruzione" del "pezzo" fondamentale. Ovviamente, puntando a colpire immediatamente, non un prodotto che (di solito) contiene anche una carica di significati tale da consentire quell'elaborazione di "secondo livello", piu itellettuale, cui mi riferivo prima, e, quindi, cosi come cade facilmente "sulla pelle", altrettanto facilmente "scivola via", spesso senza lasciare alcuna traccia. Ed ecco delineata anche un'altra delle sue caratteristiche, forse quella spesso additata come la pi u proleteria: una musica effimera. Bene, credo che il cappello introduttivo possa terminare qui. Anche perche sinceramente, non riesco a vedere ulteriori informazioni utili per circoscrivere il discorso. Anzi, a ben vedere, un'ultima precisazione andrebbe fatta: la "Disco" e'µn genere di musica strettamente legata alle "discoteche", cioè ad un particolare genere di "sala da ballo".

Fin dall'inizio degli anni '70 ci troviamo di fronte ad un vistoso mutamento della musica nera. Prendono sempre più piede gli arrangiamenti orchestrali, i climi si fanno più dolci e leggeri, il kitsch assurge a ruolo di status. Tutto ciò riflette probabilmente un benessere, sconosciuto nei decenni precedenti, che stempera fino a sopirle (ma solo ffino ad un certo punto, si pensi aalla colonna sonora di Superfly ad opera di Curtis Mayfield) le istanze di protesta sociale della gente di colore. Mentre il rhythm'n'blues veniva in parte soppiantato dal funky, a Los Angeles nasceva la 20th Century di Barry White; a Philadelphia gruppi come gli O' Jays, i Mother Father Sister and Brother e solisti come Teddy Pendergrass e Billy Paul legittimavano la nascita di un vero movimento (il Philly Sound); a Miami, soprattutto grazie all'etichetta TK Records, esplodevano Timmy Thomas, George McCrae e K.C. & The Sunshine Band; a New Orleans Allen Toussaint nei suoi Sea Studios costruiva fenomeni come Labelle e Pointer Sisters, e a New York, negli uffici di etichette come la Salsoul, Prelude o WestEnd e nei locali gay si cominciava a parlare di disco music.

A Philadelphia, Gamble e Huff erano in pista fin dalla metà degli anni '60. Era stato in quel periodo che i due avevano iniziato a sperimentare le soluzioni sonore che, dieci anni dopo, sarebbero state proprie del cosiddetto Philly Sound: soprattutto il loro lavoro con Jerry Butler (co-fondatore assieme a Curtis Mayfield degli Impressions) dimostra come i due avessero le idee molto chiare sulla strada da seguire.

L'uso dell'orchestra sposata perfettamente alla ritmica, gli arrangiamenti sofisticati, la grande dinamica, la melodia accattivante, caratterizzavano quei primi prodotti come avrebbero caratterizzato, poi, quelli degli O' Jays o del MFSB.I nomi di punta dell'etichetta erano Billy Paul e Teddy Pendergrass come solisti, gli O'Jays, le Three Degrees e i Blue Notes di Harold Melvin come gruppi. C'era poi una house band che collaborava alle incisioni di tutti. Fu proprio questa house band di una sessantina di elementi, la Mother Father Sister & Brother (MFSB), che nel '74 fece conoscere a tutti quale fosse il suono che avevano in mente Gamble e Huff. Avvenne quando portò ai primi posti delle classifiche di tutto il mondo un singolo dal titolo programmatico: TSOP, cioè The sound of Philadelphia.

Chiunque sia sulla trentina avrà a¡vuto modo di entrare in una discoteca, ed avra'anche avuto modo di frequentare la sua successiva "evoluzione" in "club". Il luogo cambiato, però ;la musica "danzereccia" rimasta, e ha recato con se, ovviamente, i segni di questo cambiamento (evoluzione?), che si estrinsecano maggiormente nel cambio di denominazione in "Dance".Le mode ed i costumi sono ulteriormente cambiati, ed oggi non ha piu molto senso parlare nemmeno di Dance, termine col quale si tende ad indicare genericamente la musica che viene suonata nei clubs, che, per non sono piu luoghi dove si reitera il rito di osmosi fra riunione, esaltazione e gratificazione del singolo e scambio di idee e gusti. Oggi non pare esserci piu 'unicita'; i luoghi dove tali fenomeni avvengono, e di conseguenza, e' calato anche il ruolo "aggregante" della Disco/Dance. Anzi, il genere ora vede una specie di inversione di tendenza: viene snobbato dai c.d. "giovani", che si indirizzano verso altre forme (dall'Hip Hop, "a scendere"), recuperando una certa "voglia di contenuto", e rifiutando quella musica solo cosa epidermica"; e viene, per converso, "riscoperta" dai critici musicali e da chi si occupa di costume, quasi come se il poterla studiare come un elemento statico e, soprattutto, passato, rendesse oramai dignitoso il potersene occupare e, magari, anche l'emettere giudizi di apprezzamento. Beh, se siete arrivati sin qui, allora siete incuriositi, quindi, continuo, ed entro nel "merito".

La "Disco Music ", a mio avviso, è una mera evoluzione, del R&B e del soul piu commerciale. Le produzioni iniziali non avvengono su scala globale. Il fenomeno muove, piu' che altro, dalle comunita loocali.
Grosso ruolo svolgono i media, principalmente, la radio. Non di raro che le stazioni radio locali, specialmente quelle dedicate ad un pubblico "black", veicolino i successi dei nuovi ragazzi delle varie scuderie. Fra queste, sicuramente due vanno segnalate. Quella della Motown (Chicago) di Berry Gordy, che si sta dando da fare con gente del calibro di Stevie Wonder, dei Commodores, di Diana Ross, ecc. tutti artisti tipicamente "soul". Grossi nomi, che vanno incontro alle nuove esigenze del pubblico. Si curano di piu gli arrangiamenti (la tecnica di registrazione migliora), si creano collaborazioni con nuovi artisti (un esempio? Ashford & Simpson che producono "The boss" di Diana Ross....).E quella della Philly Sound (Philadelphia) di Kenneth Gamble e Leon Huff, Al Jarreau. Nel 1974 raggiunse improvvisamente la cima delle classifiche tale George McCrae con il brano Rock your baby. McCrae veniva da Miami. Se Philadelphia aveva la Philadelphia International e la premiata coppia Gamble & Huff, Miami aveva la TK Records e Henry Stone. Miami è in una posizione geograficamente e musicalmente strategica: a due passi da Memphis non può non risentire della sua influenza, ma, a poche miglia dal Centroamerica non può ignorare il reggae, il calypso e i ritmi afrocubani che da lì arrivano.

La Disco arriva alle masse
Ancora nel '76, la disco music era di quasi esclusivo appannaggio della gente di colore: aveva un grande riscontro ma non ancora quel successo planetario che avrebbe avuto un anno dopo. Nel '78, invece, la disco dominava qualsiasi classifica, invadeva la programmazione di qualsiasi stazione radio, faceva da sfondo agli spot pubblicitari, influenzava pesantemente la produzione musicale di artisti decisamente rock (dai Rolling Stones a David Bowie, da Rod Stewart ai Chicago, dai Doobie Brothers a Elton John). Cos'era successo?

Esattamente quello che era successo con il rock'n'roll negli anni '50: perché un fenomeno musicale di derivazione nera assurgesse a popolarità mondiale, fu necessario che di quel fenomeno si appropriassero dei musicisti bianchi. Nei fifties era stato Elvis, vent'anni dopo, nella disco, furono i Bee Gees. I Bee Gees non erano nati con il fenomeno disco e non possono essere considerati immediatamente artisti disco. Fu nel '75 che, Robert Stigwood ebbe la grande idea: ingaggiò il produttore Arif Mardin che confezionò per i Bee Gees l'album "Main Course";il singolo Jive Talking li portò in vetta alle classifiche USA. L'album successivo fu quello dell'esplosione: si intitolava Children Of The World e conteneva il singolo You should be dancin'. Album e singolo vendettero milioni di copie in tutto il mondo consacrando la disco music come nuovo fenomeno in tutto il pianeta.
Un dato, sopra tutti, può dare l'idea della portata del "fenomeno Bee Gees": nel 1978 i fratelli ebbero ben 5 canzoni da loro scritte prodotte e/o arrangiate, contemporaneamente nella top ten e per 4 settimane consecutive: un'impresa che, prima di loro, era riuscita solo ai Beatles e che nessuno ha più ripetuto (almeno finora).

Robert Stigwood aveva certo visto giusto nell'imporre una svolta disco ai Bee Gees, ma forse, in quel momento, non aveva ancora capito la portata del fenomeno. Ad aprirgli gli occhi fu forse una inchiesta che rivelava ai lettori esterrefatti che tutto ciò che essi pensavano della gioventù americana (dei loro figli, alla fine) era improvvisamente vecchio e superato. Se qualcuno pensava ancora ai giovani con capelli lunghi impegnati a rollarsi una canna di marijuana e ad ascoltare rock sognando la California, doveva mettere avanti l'orologio. Ora i giovani si imbrillantinavano i capelli, si vestivano magari in maniera bizzarra ma ricercatissima, e passavano le nottate in discoteca a ballare una nuova musica nata per le minoranze nere.

Stigwood pensò allora ad un film ispirato al fnomeno DIsco. Ed era abbastanza ovvio che, nel momento di provvedere alla colonna sonora, convocasse i musicisti disco che lui aveva portato ad essere i più venduti al mondo. I Bee Gees ci si misero di buzzo buono e l'album vendette oltre trenta milioni di copie. Il film era "Saturday Night Fever".
"Saturday night fever" uscì dapprima in USA nel 1977. Pochi mesi dopo aveva già invaso le sale cinematografiche di tutto il mondo (in Italia, come "La febbre del sabato sera", arrivò nella primavera del 1978).

Diretta da John Badham, la pellicola narra di un commesso di ferramenta di origine italiana, Tony Manero (John Travolta), che trova la propria realizzazione nel ballo in discoteca. Dopo inevitabili traversie, vince un concorso di ballo, dona il trofeo vinto a costo di tante fatiche a ballerini più meritevoli, riesce a conquistare la ragazza del cuore, si trasferisce a Manhattan e mette la testa a posto.
Non si può certo gridare al capolavoro, ma quello che funzionava non era tanto la vicenda di Manero/Travolta (nuovo sex symbol degli anni '70) con i suoi crucci amorosi o la sua avvenenza un po' cavallina: era la musica e le scene di ballo in discoteca (tra parentesi, il film fu girato al 2001 Odyssey Disco a Brooklyn, il club dove avevano debuttato i Village People il 28 febbraio 1977). Le coreografie di Lester Wilson divennero il modello su cui milioni di disco-fans si esercitarono per anni, il vestito con gilet bianco e la camicia nera diventarono il loro look e il ditino alzato di Travolta il simbolo stesso della disco music. << Discomusic 2 parte>>

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