IL BE -BOP
In pieno periodo bellico, i locali e le case discografiche si sforzano di far dimenticare la guerra ed i problemi sociali (in primis l'apartheid nei confronti dei neri): le orchestre swing, come quelle celebri di Benny Goodman e Glenn Miller, sono le più adatte a questo scopo e vengono promosse attivamente. Nelle loro file militano soprattutto musicisti bianchi, che hanno assimilato perfettamente il linguaggio swing e si accaparrano le sempre più scarse occasioni di lavoro.Per i musicisti neri si pongono due obiettivi: liberarsi dai rigidi arrangiamenti delle big band per esprimersi più liberamente ed esprimere tangibilmente la loro ribellione a quel mondo ipocritamente sorridente.
Ma nella 52a strada di New York le cose assumono un aspetto diverso: un ragazzo di 19 anni, proveniente da Kansas City, sta improvvisando sopra uno standard ad una velocità pazzesca ma soprattutto con sostituzioni di accordi ardite e mai sperimentate prima: il ragazzo si chiamava Charlie Parker.
La rivoluzione
Quella del Be Bop è una rivoluzione che va al di là dell'aspetto strettamente musicale. È un movimento elitario, nero, tutto sommato di nicchia. Tra i locali di New York che ospitano i primi after hours Be Bop i più celebri sono il Monroe's e il Minton's. Qui, di notte, dopo che i musicisti hanno suonato per far ballare i clienti e per guadagnarsi da vivere, si riuniscono Charlie Christian, il pianista Thelonious Monk e Dizzy Gillespie, il batterista Kenny Clarke e lo stesso Parker. Molti dei musicisti del Minton's (Gillespie ,Benny Harris ,Benny Green e Parker per es.) suonavano nella big band di Earl Hines. Liberi dai vincoli del leader d'orchestra e del pubblico da compiacere, questi musicisti sperimentano nuove soluzioni musicali fino a codificare il bop. Cambia il jazz e cambia la musica. Il jazz diventa maturo, intellettuale, impegnato e deliberatamente rivoluzionario.Essendo un movimento volutamente di nicchia (a volte quasi privato, sempre dopolavoristico), molte delle idee musicali scaturite a quel tempo non furono mai registrate né messe per iscritto.
«Si deve a Bird più che a chiunque altro il modo in cui fu suonata quella musica; ma è merito di Dizzy se fu messa per iscritto»
(J.E. Berendt, Il libro del jazz)
Etimologia
Il termine (spesso usato anche sotto la forma rebop) è un'onomatopea che imita una brevissima frase di due note usata talvolta come "segnale" per delimitare le varei sezioni del brano: è anche il titolo di un brano di Dizzy Gillespie, uno dei primi che segna il passaggio da swing a bop.
Caratteristiche musicali: Spartiti dello standard "How high the moon" e del famoso brano di Parker "Ornithology" basato sui medesimi accordiNel bop, tutto quello che è banale, scontato, ballabile o gradito al pubblico medio dell'epoca è sistematicamente bandito.
La forma e lo sviluppo melodico
La forma dei brani prevede l'esposizione di un tema (generalmente all'unisono), numerose improvvisazioni e la riproposizione del tema come finale. Le improvvisazioni sono però il fulcro dell'esibizione tanto che le melodie vengono spesso appena accennate mentre le improvvisazioni sono sempre molto estese; addirittura in alcune performances dal vivo il tema non viene nemmeno eseguito. Questa pratica permetteva di risparmiare sui diritti d'autore (che non si applicano alle progressioni armoniche ma alle melodie ed ai testi). Elaborare giri armonici preesistenti permetteva inoltre di semplificare il lavoro di composizione e di improvvisazione, fornendo ai musicisti un substrato a loro ben noto e familiare su cui creare. Le melodie bop sono scattanti, spezzettate, nervose, spesso dissonanti. La velocità di esecuzione è molto elevata.
L'armonia
Il Be Bop si caratterizza armonicamente per: utilizzo di giri armonici preesistenti con frequenti sostituzioni armoniche, utilizzo di accordi diminuiti o aumentati (mai utilizzati in precedenza), frequente ricorso alle dissonanze, nuove scale su cui improvvisare (scala bebop).Gli strumenti
La formazione tipica del bop è ridotta: da tre a sei/sette elementi (il cosiddetto combo). Gli strumenti tipici sono: tromba, sax tenore o contralto, a volte il trombone, e poi pianoforte, contrabbasso e batteria. Questa riduzione di organico permette di suonare senza arrangiamenti scritti, basandosi solo su un canovaccio armonico e sviluppando l'interplay, ovvero al capacità di interazione estemporanea tra musicisti. Inoltre, la scelta di una formazione piccola era dettata da motivi ideologici (in opposizione alle big bands dei bianchi) e pratici (la possibilità di suonare in locali piccoli e con cachet ridotti).
La figura carismatica di Charlie Parker contribuisce enormemente alla fortuna del sassofono contralto, spingendo sempre più appassionati verso questo strumento.
Il cool jazz- (o jazz freddo) è una corrente del jazz affermatasi all'inizio degli anni 1950 in reazione all'estetica dell'allora imperante bebop e trasferitosi ben presto in California (e per questo è a volte chiamato "West Coast Jazz").
Monumento a Chet Baker, AmsterdamAl suo apparire fu da molti considerato come la risposta "bianca" al "nero" bebop, anche se i musicisti che più contribuirono al suo successo si ispirarono ad una formazione capeggiata da un nero, il trombettista Miles Davis. É però vero che la maggior parte dei protagonisti della parentesi californiana erano bianchi, primi fra tutti il baritonista Gerry Mulligan e il trombettista Chet Baker.
Le prime incisioni che si possono definire in stile cool appaiono a New York alla fine degli anni 1940, con l'orchestra di Claude Thornhill che, avvalendosi degli arrangiamenti di Gil Evans, presentava uno stile rilassato e melodico che al tempo stesso recepiva gli insegnamenti armonici del bebop. (La parola inglese cool ha il significato letterale di fresco, ma, riferito ad una persona o a un atteggimento, significa più spesso rilassato, imperturbabile, fico).
La definitiva consacrazione dello stile cool avvenne nel 1949 ad opera di un musicista di colore, Miles Davis, che, dopo essersi formato nel quintetto di Charlie Parker, inizia a sperimentare nuove sonorità, ispirato dalla frequentazione del suo amico Gil Evans, compositore e arrangiatore canadese.Dalle conversazioni tra Evans e il gruppo di musicisti che frequentava la sua casa nacque l'idea di una formazione originale. Davis e Evans sponsorizzarono infatti la formazione di un nonetto - poi noto come la Tuba Band - dalla strumentazione insolita, comprendente un corno francese e una tuba. L'idea musicale di base era di poter lavorare con un tessuto sonoro formato da voci strumentali che suonavano come voci umane. Davis - citando come modelli Duke Ellington e il già ricordato Claude Thornhill - dice che, dal punto di vista della composizione, del suono e degli arrangiamenti, l'obiettivo era creare una musica rilassata il cui suono si avvicinasse a quello delle big band del passato, tenendo però conto dei cambiamenti portati dal bebop.
Cool Jazz è un termine stupido. Il jazz che suonavamo non era affatto freddo. Era rilassato, era privo di spettacolarità, era serio e impegnato, questo sì, ma non era certo freddo.» (Lennie Tristano) Il nuovo genere non attecchì subito a New York - dove la Tuba Band suscitò almeno altrettanta perplessità che entusiasmi - e molti dei musicisti coinvolti nell'idioma cool si rivolsero alla California, dove ta 'altro venne calorosamente accolto dal movimento letterario beatnik (animato da Jack Kerouac, Allen Ginsberg ed altri letterati che facevano esplicito riferimento al jazz nelle loro composizini).
Di tutti le formazioni che negli anni successivi avrebbero animato la scena cool, la più famosa dell'inizio degli anni '50 fu il cosiddetto pianoless quartet diretto, tra il 1952 e il 1954, da Gerry Mulligan al sax baritono con Chet Baker alla tromba. Gli arrangiamenti curati di Mulligan, l'affascinante dialogo contrappunto tra il sax baritono e la tromba, e la bellezza vagamente maledetta di Baker catapultarono il quartetto alla ribalta della cronaca: la loro interpretazione di My Funny Valentine divenne famosa anche al di fuori dell'audience specializzata e nel 1954 Baker vinse la classifica dei trombettisti della rivista Down Beat superando tra gli altri Davis (che la prese male e considerò questo premio - non del tutto a torto - una manifestazione di razzismo) e Clifford Brown. (In seguito a questo premio, Baker - che non era un tecnico del suo strumento - finì per dover prendere parte a una specie di gara tra trombettisti a New York, un'occasione imbarazzante nella quale Baker, anche a causa della pressione psicologica, figurò abbastanza male.)
Forse più che per altre correnti jazz, l' etichetta cool resta una denotazione molto vaga che dovrebbe comprendere musicisti diversi come Davis, Tristano, Brubeck e il Modern Jazz Quartet. Al di là della classificazione musicale e del periodo storico, esiste comunque un atteggiamento jazzistico cool che venne piuttosto vagamente individuato in quegli anni e che fa oggi parte del patrimonio del genere. La vaghezza del termine è comprovata dal fatto che molti tendono ad includere il jazz modale tra gli sviluppi della corrente cool: mentre è chiaro che molti degli interpreti della'era modale condividevano certe scelte stilistiche (e talvolta avevano preso parte attiva al movimento cool, come l'onnipresente Davis, che lanciò l'esperienza modale con l'album Kind of Blue) è altrettanto chiaro che molti altri si distanziavano chiaramente da quell'estetica (si veda ad esempio l'esperienza modale di John Coltrane). La tipica performance cool privilegia i tempi ed i registri medi e crea atmosfere a volte molto rarefatte: gli strumenti ritmici cercano di costruire tappeti morbidi per le improvvisazioni dei solisti i quali, a loro volta, sembra vogliano "discutere" in maniera pacata intorno ad un argomento interessante (il batterista del quartetto di Mulligan si lamentò in un'intervista che verso la fine Mulligan gli permetteva di usare solo le spazzole). Si tratta di uno stile che riscopre il contenuto melodico del jazz, che il bebop, favorendo lo sfruttamento delle possibilità armoniche, aveva messo in ombra, e predilige una dimensione più rilassata delle ritmiche, in netta contrapposizione con i frenetici tempi staccati dai vari Charlie Parker e Dizzy Gillespie. La provenienza dagli studi classici di molti degli esponenti di questo genere è messo in evidenza dalla cura posta nella sperimentazione degli arrangiamenti per i singoli strumenti. Raramente le sessioni cool assomigliano alle estemporanee blowing sessions così popolari negli ambienti del bebop. CONTINUA >> 2 - 3 - 4 << -
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